Alessandro in arte Alixia – Ciao ragazzi sono Alessandro ho 26 anni e in arte sono Alixia. Come state? Avete letto la prima parte del mio racconto? In breve: Sono di Perugia, ero andata al lago di sera da travestita e mi ha avvicinata un ragazzo del campeggio, bellissimo, dotatissimo, passionale. Alberto, anche lui alla prima esperienza con una travestita. CI siamo beccati su una panchina del lago del parco Trasimeno… Nel buio e nel silenzio del bosco mi ha fatto un soffocone che mi ha squarciato la gola… ma sentivo la sua sborra che mi calava nell’esofago, densa, calda. I nostri corpi hanno vibrato di piacere immenso. Testimone e complice il bosco. Ma non è finita così. Quello che sto per raccontarvi è la seconda parte di questa notte fantastica.

Io avevo la gola dolorante per lo sforzo immane,

di far entrare il suo grosso cazzo e penso anche lui la cappella che le doleva per lo sforzo di spingermelo fino all’esofago e realizzare il suo sogno di un soffocone profondo e di una sborrata dritta nell’esofago. Dopo varie peripezie ci siamo riusciti e mentre mi colava la sborra dentro, senza neanche toccarmi ho sborrato anche io. Increduli di averci riusciti, abbiamo goduto alla grande… ci siamo abbracciati a lungo e nello stringerci ci siamo trasmessi tutta la nostra passionalità di ragazzi, forti e vogliosi. Il piacere fisico e mentale ci ha invasi. L’abbraccio e il bacio è stato profondo intenso… ma non è finita qui.

Alessandro in arte Alixia: siamo stati per alcuni minuti abbracciati,

come due fidanzati che dopo aver goduto, si trasmettono l’energia positiva che hanno nella carne. Alberto era seduto sulla panchina e io seduta su di lui e con le gambe che uscivano dall’altra parte della panchina, in silenzio, e solo con il rumore della notte e del bosco, ascoltavo il battito del suo cuore. Era tutto bello. Alberto interruppe questa magia dicendomi: “Alixia – sentirmi chiamare da femmina mi rendeva felice – sei meravigliosa, sei stata meravigliosa, dentro di me pensavo che non ce l’avresti fatta. Ti vedevo che soffrivi ma capivo anche che quello che stavamo facendo ti piaceva molto. Idem io, mi sentivo strangolato il cazzo, mi dava un po fastidio ma ugualmente mi piaceva.

Gli risposi che amare fare l’amore è anche un po soffrire,

questo dolore fisico diventa sopportabile e piacevole quando percepisci che l’altro sta godendo di te. E’ una cosa misteriosa dell’amore o del sesso che per far piacere e ricevere piacere si supera ogni barriera di inibizione. Di botto gli chiesi: “Alberto sei fidanzato? E lui con un po di nodo alla gola mi disse. “Si… ma voglio spiegarti e non voglio deluderti. La mia ragazza è molto puritana… e questo no, e questo non mi piace, questo non voglio… pensa che facciamo l’amore nella classica posizione alla missionaria , solo qualche leccata all’uccello e via in figa finché non godiamo”.

Alessandro in arte Alixia, continuò “Vedi Alixia, io sono molto porco,

adoro sperimentare, adoro andare oltre, ho molte fantasie sessuali chiuse nel cassetto e che con lei non posso realizzare… pero ci sto insieme”, continuando: “Non so se sarà la donna della mia vita, fatto sta che la tradisco spesso e volentieri, visti i suoi limiti sessuali. Con altre amiche più disinibite, con trans, travestite, perché penso che solo un trans o una travestita sa far godere il maschio al massimo. Perché avendo lo stesso corpo, solo loro sanno toccare certe corde del piacere, essendo ex maschi e desiderose di essere femmine, capiscono a volo i punti di piacere di un altro maschio”. Si Alberto hai ragione…

Alessandro in arte Alixia: continuando ancora:

“Vedi Alixia, non mi pento di tradire la mia ragazza, perché con altre trovo una dimensione, giusta e diversa del piacere. Vedi la mia ragazza non si è mai fatta sborrare in bocca e io lo vivo come un rifiuto non tanto dello sperma in se ma come rifiuto di me stesso”. Lo interruppi dicendogli che se la ami, piano piano devi portarla al tuo livello… “Alixia, stiamo insieme da quando avevamo lei ne aveva 16 e io 18 ora abbiamo 26 e 28 anni. Ci ho provato e ci provo in tutte le maniere… non ci riesco. Una vita di coppia per me è come il lavoro se ti piace lo fai volentieri, se non ti piace, lavori con fatica” Mentre parlava ho accostato la mia testa più vicino al suo collo, volevo fargli sentire il calore del mio respiro nel collo…

Alberto, mi stringeva forte a se e ha capito,

il mio riposizionamento della testa e il mio fiato caldo sul collo, infatti ha spostato la sua testa nella parte opposta per darmi più spazio. Oltre al respiro ho cominciato a dargli innocenti bacetti sul collo e al lobo dell’orecchio. Innocenti tanto per dire, perché il mio scopo era suscitare in lui eccitazione per averlo ancora un volta. Con le mie labbra presi il lobo dell’orecchio e lo succhiavo dolcemente e lui ne godeva. Lo capivo da come muoveva la testa e da come sentivo qualche movimento al mio sedere, visto che stavo seduta su di lui.

Alessandro in arte Alixia: per pura retorica gli dissi,

che se gli dava fastidio avrei smesso… mi interruppe e disse: “Continua amore, voglio che mi fai un po di coccole, voglio sentire il tuo respiro nel collo, voglio sentore la tua lingua umida al lobo del mio orecchio… si continua, continua ti prego”. Sentito il suo desiderio mi sono accoccolata ancora di più, contorcere il mio corpo per meglio incastrarlo al suo. Con la lingua oltre a leccargli il lobo passai oltre, la feci roteare dentro il suo orecchio. In quel momento Alberto comincio a gemere e ad abbracciarmi più forte. “Sei meravigliosa Alixia. Continua, mi piace molto…”. Avuto l’esplicito lascia passare, riusci a mettermi in bocca tutto il suo orecchio e la mia lingua appuntita la spingevo quasi al canale auricolare.

Nel frattempo, aggrappato a lui, facevo, anche,

roteare il mio culetto sul suo cazzo che nel frattempo era diventato abbastanza gonfio, segno che la sua eccitazione aumentava piano piano. Roteare il mio sedere sul suo cazzo, lo risvegliò da quell’assopimento romantico che si era instaurato tra noi. Si raddrizzo con la testa e avvicino la sua bocca alla mia e comincio a baciarmi intensamente e con passione. Risposi con altrettanta passione e arrendevolezza, mi lasciai andare e la sua lingua si incrocio con la mia e rovistò ogni angolo della mia bocca. Fu un lungo e gran bel bacio.

Alessandro in arte Alixia: Alberto dopo il soffocone che gli avevo fatto,

si mise solo lo slip e sentivo che il suo cazzo diventava sempre più duro, con un braccio attaccato a lui e con l’altro braccio, lo spinsi dietro di me e con la mano raggiunsi il suo cazzo. Constatai manualmente che era veramente duro e che era fuoriuscito lateralmente dal un lato del suo slip. Mi portati la mano alla bocca, raccolsi un po di saliva e ritornai alla cappella del suo cazzo per inumidirla e cominciai a massaggiarla delicatamente. “Meraviglioso Alixia si, massaggiala, fammi sentire le tue delicate dita sul cazzo… si… si ancora. Non tanto inconsciamente ma volutamente riportati Alberto alla realtà… lo desideravo ancora.

Di notte, nel bosco Alberto mi aveva sverginato la gola,

ed era stato meraviglioso ma volevo di più, volevo perdere la verginità del mio mio ano, ma non con un dildo… con un maschio caldo e vibrante che mi rendesse donna, sotto tutti gli aspetti. Questo mi avrebbe fatto abbandonare il mio dildo e dato coraggio e andare a caccia di cazzi veri, cazzi caldi. Cazzi di tutte le dimensioni e forme, maschi di ogni età ed etnia. All’Università per stranieri di Perugia, vi erano meravigliosi ragazzi di ogni nazionalità e spesso gironzolavo i qualche bar o pub ma non riuscivo ad andare oltre al ciao, come stai… di dove sei.. cosa studi… La domanda che mi sentivo fare spesso era: sei fidanzato?

Alessandro in arte Alixia: mi chiedevo ma perché mi chiedono se sono fidanzato?

Con il tempo capii che era un modo grossolano, per capire se ero gay o etero. Nel mio aspetto esteriore non sono molto femminile e non eccessivamente maschile, il taglio di capelli abbastanza, volutamente, lungo fino alle spalle era un messaggio che volevo lanciare della mia profonda femminilità interiore. Questi ragazzi probabilmente percepivano la mia omosessualità e il chiedermi se era fidanzato era capire e lanciare un messaggio o portare il discorso sul sesso e la sessualità. Logicamente dicevo si no… ma il mio coraggio si fermava lì, ero in luoghi pubblici e questo mi inibiva ancora di più. Sono sicurissima che questo mio atteggiamento inibito mi sono persa molti ragazzi e molti cazzi.

Erano circa l’una di notte, ci eravamo incontrati all’imbrunire,

già ci eravamo goduti per diverse ore, ma volevamo ancora. Eravamo stati molto molto bene e ora ancora abbracciati a coccolarci. Ero seduta su di lui, gli sbaciuccavo il collo e l’orecchio, i nostri corpi appiccicati e eravamo arrivati a che Alberto aveva il cazzo duro. Alberto molto dolcemente con una mano mi massaggiava dalla nuca e piano piano scendeva lungo la spina dorsale fino ad arrivare alla base del mio sedere e visto che avevo solo un perizoma riusciva ad arrivare fino al mio buchetto e che con dita esperte e maschie mi massaggiava. Ciò mi trasmetteva un dolce brivido in tutta la schiena.

Alessandro in arte Alixia, gli dissi: “Alberto perché questa notte deve finire…

vorrei che non finisse mai!” Mi risposte “Il nostro stare bene non può fermare il tempo ma possiamo solo viverlo e decidiamo noi come viverlo. La mia intenzione è ancora viverlo bene, molto bene… e tu?”, bene amore anche io voglio viverlo bene, molto bene con te. A questo punto Alberto si alza in piedi dalla panchina, io ero appiccicata a lui e per quanto pesavo, rispetto alla sua mole e forza è stato come alzare una piuma. Siamo rimasti per un po di tempo così a baciarci, i nostri corpi non volevano più staccarsi.

Ad un certo punto Alberto mi ha adagiato sulla panchina,

delicatamente e si è accasciato su di me, continuando a baciarmi e ha iniziato un movimento con il bacino a premermi sul mio basso ventre. Riuscivo a percepire il cazzo di Alberto in tutto la sua durezza e che gli era uscito fuori dallo slip e con il movimento faceva mi massaggiava tutto il mio basso ventre, mentre con un braccio dietro al mio collo e con l’altro lungo il mio torace e la sua mano aveva raggiunto il mio seno e mi massaggiava i capezzoli, che si erano erti dal piacere. Io distesa sulla panchina con tutto il suo peso addosso con le mani accompagnavo il movimento del suo bacino nel tentativo di strofinare il cazzo sul mio addome.

Alessandro in arte Alixia: quando vado in giro con l’intenzione di rifarmi gli occhi,

oltre a guardare il pacco dei ragazzi amo guardare il culo sodo all’interno dei jeans. Mi piacciono guardare culi belli pieni e duri perché scatena nelle mie fantasie sessuali la potenza che che possono sprigionare nell’atto di una penetrazione anale. Ora quei glutei duri li avevo a portata di mani, li massaggiavo, li accarezzavo li spingevo verso di me, seguivo il movimento del bacino di Alberto. Continuava a baciarmi calorosamente e con le dita della mano strizzava delicatamente i miei capezzoli e come un effetto a molletta li stringeva o con le punta di qualche dito li sfiorava per sentirne la turgidezza.

Piano piano Alberto si è portato in avanti sollevando un po il suo corpo

e mi porto il suo bastone duro all’altezza della bocca, un chiaro invito che desiderava che glielo leccassi, Cosa che feci senza farmelo chiededere, cominciai a leccargli la cappella delicatamente e con colpi di lingua ben assestati prima intorno alla circonferenza della cappella e poi mi concentrai al prepuzio che è una parte molto delicata e sensibile. Alberto apprezzo molto questo mio gioco di lingua e mi disse: “Vedi perché mi piace fare sesso con trans e travestite, perché solo voi sapete le parti sensibili di un corpo maschile, perché avendolo pure voi sapete dove mettere le mani e la lingua”. Nel frattempo aveva infilato una mano sotto la mia testa e la spingeva in avanti fino a che gli presi tutta la cappella in bocca.

Alessandro in arte Alixia: di nuovo con la favolosa e perfetta cappella del cazzo,

di Alberto in bocca e che sapientemente facevo roteare la mia lingua tutto intorno. “Ti adoro Alixia – mi diceva – vedo che apprezzi e assapori gli umori del mio cazzo. Devi gustarlo ancora tutto, mi eccita molto quando viene apprezzato e gustato con passione”. Io massaggiavo la cappella di Alberto nella mia bocca e con la lingua stuzzicavo ogni millimetro di tanta bontà… Si sposto in avanti ed ebbi modo di baciare, leccare, baciuccare la sua asta che era diventata, ormai durissima, arrivando poi alle sue grosse palle sode e pelose e prima nell’insieme e poi una alla volta riuscivo e metterle in bocca e riempirmi il palato di questi organi delicatissimi dei maschi.

Alberto, cominciava a sentire il calore della mia bocca e a gradire in quanto,

mi alzava la testa e mi tentava di spingermi il cazzo in bocca il più possibile. con gran gusto lo assecondavo nei suoi gesti e riuscivamo a sintonizzarci su ciò che gli piaceva e desiderava e rispondevo alle sue richieste con partecipazione e passione. Era diventato molto eccitato oserei dire più che infoiato. Ad un certo punto scese dalla posizione in cui stava, quasi seduto sul mio torace, si alzo in piedi, con tutta la sua forza, mi giro a pancia in sotto sulla panchina e lui dietro di me, Sinceramente mi aspettavo una repentina penetrazione, che non avrei rifiutato ma da esperto, invece mi passo un braccio sotto l’addome e mi fece posizionare a pecorina.

Alessandro in arte Alixia, intravidi che, si posizionò dietro di me

e cominciò ad accarezzarmi i glutei, le sue mani esperte li massaggiava e casualmente qualche dita gli faceva sfiorare, l’interno glutei e a volte si soffermava al mio buchetto, ormai non vergine o meglio sverginato da me stesso con il solito dildo. Le sue mani forti e grandi mentre mi massaggiava mi facevano rabbrividire. In modo particolare quando con una mano accarezzava l’interno glutei e con l’altra mi accarezzava dal coccige fino al collo, e soffermandosi un po su di esso e riscendeva lungo la vertebre fino a raggiungere, di nuovo, i glutei. Con le sue grossi mani li agguantava, li massaggiava, li stringeva e dandomi leggeri schiaffi che mi facevano sobbalzare di piacere.

Ad un certo punto mi afferro per i fianchi, tirandomi su,

facendo in modo che rimanessi con il viso attaccato alla panchina, facendomi inarcare il più possibile la schiena e portare il mio culetto più in alto possibile, in bella vista, aperto e disponibile. Con mia grande sorpresa, mi accorsi che si era inginocchiato dietro di me e comincio, delicatamente a riempirmi i glutei di bacetti e succhiotti e man mando con la lingua si insinuava all’interno dei glutei e a leccare tutto ciò che incontrava. Ciò mi mando in grande eccitazione e venne spontaneo dirgli: “Si Alberto, lecca la mia figa, come se fossi una donna… fammi sentire femmina, rendimi femmina”. A queste mie parole, porto la lingua sull’ano e comincio a leccarlo con molta passione ed esperienza… stavo andando in estasi.

Alessandro in arte Alixia: con le mani allargava i glutei,

e con la lingua leccava il mio buchetto vergine: “Oh che goduria, Alberto, continua, ti prego, ti supplico… ancora, si ancora..” La sua lingua umida sul mio ano, mi venne spontaneo spingere maggiormente il sedere all’indietro per dargli maggiormente la possibilità di leccarmi… si diede da fare anche con le dita e uno abbozzava a penetrarmi, questo mi faceva gemere di piacere: “Ohhh che bello si Alberto assaggia la mia fighetta stretta”. Ero talmente calda ed eccitata che non riuscivo a proferire frase connessa: “Si, si, ancora, leccami, penetrami, inculami con la tua lingua… scopami… sono la tua donna, fammi quello che desideri. Il mio buchetto, ormai era bene inumidito dal mio stesso calore e talmente bagnato dalla sua saliva che mi sentivo pronta a riceverlo.

Alberto, capi che mi piaceva molto,

e penso anche a lui piaceva rendermi calda e accogliente… alternata alla lingua qualche dito che mi entrava il più possibile e io mio dimenavo e gemevo come una troietta in calore. Questa giochino durò, penso per alcuni minuti, ero talmente eccitata che mi venivano i brividi per tutto il corpo. La sua lingua esperta, le sue dita affusolate mi stavano penetrando, finalmente, pensavo il mio culetto percepisce qualcosa di vivo, caldo e non un semplice, freddo dildo. “Si Alberto continua, continua… ohhh si, si, ancora… ti voglio… lo voglio…”. “Si Alixia, lo avrai, questa notte sarò tuo”, continuando ad allargarmi i glutei e penetrarmi con lingua e dito. Ero allo spasimo della voglia.

Alessandro in arte Alixia: suppongo che leccando la mia fighetta,

si era eccitato anche lui, ma non potevo vedere il suo cazzo, perché era in ginocchio dietro di me e nonostante mi sforzassi a vederlo non ci riuscivo perché impedito dalla panchina. In piena notte, inarcata su una panchina, a farmi leccare la mia fighetta vergine. Alberto ad certo punto si fermò , si alzò in piedi e poi si curvo su di me, le sue mani bloccarono le mia braccia sulla panchina. E sentivo il suo cazzo durissimo in mezzo ai miei glutei e i suo addome caldo che si appoggiava alla mia schiena. Sentivo il suo respiro nel mio collo, la sua lingua leccava un lobo del mio orecchio e poi sentivo la sua lingua nel mio orecchio.

“Sei calda amore”, mi sussurrava, come a non far sentire nessuno,

“Dimmi che mi desideri, dimmi che mi vuoi, dimmi che vuoi il mio cazzo”, si certo che lo voglio amore, ti desidero immensamente, voglio sentirti dentro di me, voglio farti mio, voglio farti godere tanto, tantissimo e farti scoppiare di piacere dentro di me. “Si Alixia, anche io voglio questo, voglio essere tuo e riversarti dentro tutta la mia passione ì, con tutta la forza che ho e riempirti di piacere” Parole pronunciate con delicatezza e con i nostri corpi caldi e sensibilissimi. Pensavo è giunto il momento di perdere la mia verginità e farmi scopare con forza e passione. L’ho sempre desiderato e sognato ed ora stava per accadere.

Alessandro in arte Alixia: Alberto stava sempre dietro me,

aveva il cazzo proprio in mezzo ai miei glutei e con i movimenti del suo bacino, il cazzo, durissimo, saliva e scendeva a tratti sentivo un cazzo duro e a tratti sentivo le sue morbide palle sfiorare la base del mio culetto e che si incrociavano con le mie. Il ritmo di questo movimento diventava sempre più frenetico e anche il respiro di Alberto diventava più rumoroso e affannato. Mi venne spontaneo dirgli amore non ce la faccio più ti voglio… ti voglio ora… adesso e rispondendo mi disse “Sì Alixia amore mio, lo voglio anche io, voglio farti sentire tutta la mia forza di maschio e il mio cazzo tutto nella tua fighetta calda”.

Alberto di giovane età ma da come gestiva,

il rapporto, mi sembrava di grande esperienza… “Voglio che mi prendi, mi devi desiderare, voglio sentirti ansimare di dolore e piacere mentre ti prenderai tutto il mio mio cazzo dentro di te. E’ importante per me farmi sentire il tuo desiderio di volermi, il desiderio di darmi tutto il piacere possibile”. Intanto continuava nel suo movimento di bacino di finta penetrazione e sentivo la sua asta dura, forte che si muoveva all’interno dei miei glutei aperti e caldi, pronti a riceverlo. Il suo movimento, le sue parole, il calore del suo corpo sul mio mi avevano portato a un desiderio tale che anche il dolore che avrei dovuto sopportare era una gioia e un preludio ad un piacere molto più intenso.

Alessandro in arte Alixia, la dolcezza e la delicatezza,

di Alberto mi sorprendeva, anche se avevo capito, che in fondo era un gran porco in senso sessuale. Gli piaceva avere tutto e darsi tutto e a modo suo, anche se sapeva adattarsi e alla fine ottenere quello che meglio gli piaceva. Questo mi dava sicurezza e lo stimavo per questo e non solo per la sua bellezza fisica e il suo enorme cazzo. Intanto aveva smesso quel gioco molto eccitante, mi aveva portato all’apice del desiderio ma gli dissi che nello scoparmi, lo invitavo non essere troppo violento e a non farmi troppo male. “Alixia a parte che il dolore è il preludio di un piacere molto più intenso ma ti garantisco che non ti farò male, anzi voglio farti godere moltissimo e più di quanto non ti aspetti.

Alessandro in arte Alixia, si alzò, da sopra di me,

mi aiuto ad alzarmi dalla posizione in cui ero, si mise seduto e mi disse: “Abbracciami amore, siediti sulle mie gambe e voglio che mi stringi molto e farmi sentire tutto il tuo desiderio di me”. Cosa che feci molto volentieri, perché ormai il mio corpo si sentiva orfano staccato dal suo. Lo abbracciai e il suo cazzo dritto e duro si posiziono tra i nostri addomi. Io non ero eccitata fisicamente, cioè il mio cazzo era morbido, perché il mio godimento era tutto mentale. Finalmente mi ritrovavo, di nuovo, tra le sue forti e rassicuranti braccia. Mi sentivo una femmina amata e coccolata, una femmina docile e accondiscendente, felice di rendere felice il suo amato.

Abbracciati, caldi ed eccitati, nel buio di una notte,

estiva in un bosco di Perugia, chi l’avrebbe mai pensato, quando, quella sera decisi di travestirmi e fare un giro vicino a quel campeggio sul lago del parco Trasimeno. Avvinghiati l’una all’altro con il desiderio di darsi tutto il piacere possibile e impossibile in un incontro con uno sconosciuto. Sentivo il suo cazzo duro, caldo, palpitante che si frapponeva tra me e Alberto e che io maliziosamente muovevo il mio bacino per far strusciare maggiormente il suo cazzo contro il mio addome. Alberto era un ragazzo forte, dolce, passionale e nello stesso momento gran porco e desideroso di provare sensazioni coinvolgenti e stravolgenti.

Alessandro in arte Alixia: il tempo passava,

ma non era importante, le nostri menti erano tese a vivere appieno queste sensazioni. Alberto con le sue braccia mi alza e nello stesso momento porta il suo cazzo da dritto in mezzo ai nostri addomi, lo fa passare da sotto il mio sedere e lo lascia e mi riadagia sulle sue gambe. A questo punto avevo il suo cazzo in mezzo ai glutei e li attraversava tutti e fuoriusciva da dietro. Mi venne spontaneo sporgere il braccio all’indietro e accarezzare la cappella. Nel frattempo piano piano muovevo il mio sedere avanti e indietro per massaggiarlo. Il mio buchetto del culo era infiammato, gridava di piacere, mi gridava di volerlo dentro.

Mi bagnai la mano di saliva, accarezzavo e massaggiavo,

la cappella turgida e calda. Anche Alberto, vidi che si raccolse della saliva dalla bocca e la porto al mio buchetto e nel depositarlo mi infilo una parte di dito dentro. Trasalii di sorpresa e piacere e questo eccito molto Alberto tanto da riprendermi a baciare con passione e determinazione. In una pausa del bacio mi disse: “Amore cosa vuoi ora… mi vuoi? Si, si amore certo che ti voglio, che ti desidero e che voglio sentirti tutto dentro di me ma ti prego dolcemente, lo sai che prendo per la prima volta un cazzo vero in culo e sono disposta a tutto pur di averti mio e solo mio.

Alessandro in arte Alixia, Alberto, ottenuto il consenso,

per modo di dire con un braccio mi sollevò e con l’altro prese il suo cazzo e lo punto dritto sul mio buchetto, dicendomi: “Alixia ora tocca a te dimostrarmi di volermi prendere di volere il mio cazzo, di desiderare il mio cazzo dentro di te. Io non forzerò l’ingresso, dovrai essere tu a prendertelo”. Wow pensai… sarò io a cedere al suo desiderio e devo dimostrargli di volerlo. Sorretta sempre dal suo braccio, lo baciai e gli dissi: si ti voglio con tutto il corpo e l’anima… ti desidero fortemente e lentamente mi spinsi un po in basso e feci aderire di più la sua grossa cappella al mio buchino stretto e vergine. Iniziava la mia prima penetrazione con un cazzo vero.

“Brava, brava, Alixia, cosi ti voglio… calda e desiderosa”,

Alberto mi sorreggeva forte e non faceva nulla per forzare l’inculata, dovevo essere io a prenderlo a far scivolare quella grossa mazza di carne dentro di me. Roteavo il sedere e dolcemente, scendevo giù e sentivo la grossa cappella che tentava di aprirsi un varco dentro al mio culo. Aggrappata a lui roteavo il sedere e scendevo leggermente e sentivo che ad ogni mio movimento di rotazione e discesa la cappella entrava. Era estremamente piacevole sentire la cappella che forzava contro il mio ano caldo e desideroso di accoglierlo. Vivevo quegli attimi con trepidazione e piacere.

Alessandro in arte Alixia, roteavo il culo e leggermente,

scendevo giù, sentivo la cappella che si stava facendo strada dentro di me, sentivo una forte pressione sulle pareti del mio ano, per ora gradevole. Mi era venuta l’ansia dell’attesa e della prestazione, ero preoccupata e disposta a tutto pur di non deludere Alberto e dargli tutto il piacere che meritava. Mi sussurro: “Brava Alixia, ci sei, sento il tuo ano stringersi intorno alla mia cappella è una sensazione incantevole…”. Questo mi incoraggio ad essere più decisa e determinata. Continuavo a baciarlo a roteare il sedere e a scendere lentamente, quel grosso cazzo che mi chiedeva di entrare mi eccitava mentalmente. Il mio corpo e la mia mente ansimava di averlo.

In quel momento c’era tensione e desiderio.

Tensione per la paura di farmi troppo male e desiderio di sentire dolore e piacere. Piaceva a me e avevo capito che faceva molto piacere anche ad Alberto. Questo mi dava forza nel continuare a scendere e a far salire il cazzo dentro. Sentivo tutta la durezza della cappella che premeva contro le pareti del mio buco, mi rilassai di più e scesi ancora e ad un certo punto sento come un un tonfo che si fa breccia dentro di me. Mi rendo conto che la cappella era entrata tutta e questo mi dava una bellissima sensazione e la stessa sensazione penso l’abbia avuta anche Alberto perché lo sentivo gemere e fremere.

Alessandro in arte Alixia, Alberto, con un braccio mi reggeva ai fianchi

e con l’altro mi accarezzava la schiena il collo, mi accarezzava i capelli spingeva la mia testa contro la sua… che dolcezza ragazzi… auguro a tutti di provare queste sensazioni. Si comportava come se ci conoscessimo da molto, invece ci eravamo conosciuti a inizio serata ed eravamo riusciti ad entrare in una forte sintonia affettiva e sessuale. Ero seduta sul sul cazzo e soltanto la cappella avevo dentro. Il braccio destro mi reggeva alla vita e seguiva il mia andamento nel movimento di discesa per far entrare il suo cazzo dentro di me, anche se molto delicatamente percepivo una leggera forza a spingere giù.

Il mio forte desiderio di farmi scopare e il forte desiderio di Alberto di scoparmi,

gli faceva praticare una leggera spinta, con il suo braccio destro, intorno alla mia schiena, verso il basso e piano piano sentivo che il suo cazzo si faceva strada. Ci baciamo, ci accarezzavamo mentre il suo cazzo ormai si era fatta breccia nel mio culo. Vidi Alberto che si era portato la mano alla bocca e ancora per una volta raccolse un po della sua saliva, per portarla intorno al mia ano e al suo cazzo. Questa lubrificazione agevolava l’ingresso del cazzo e per me era meno doloroso e più gradevole. Mi spinsi ancora in giù accompagnato dal suo braccio, senza forzare… e ancora un po di cazzo era entrato.

Alessandro in arte Alixia, era entrato ma non tutto,

forse eravamo a 1/3 della sua lunghezza, già cosi mi sentivo Alixia la regina… desideravo questo come desideravo che il suo enorme cazzo mi salisse tutto dentro e che le pareti del mio ano arrivassero a toccare la base del cazzo e si poggiassero sulle sue palle pelose. Spinsi ancora in giù e un altro tratto era dentro, sentivo le pareti del mio ano stringere il cazzo di Alberto e percepivo un senso di dolore e piacere… un agro dolce sessuale. Sentivo per ls prima volta un cazzo vero dentro si me, questo mi rendeva orgogliosa e felice, prima o poi doveva pur succedere e la conoscenza di Alberto ha determinato che ciò accadesse. Lo volevo io e lo voleva Alberto.

Ancora, oggi, che scrivo questi ricordi, li sento vividi,

come se mentre quello che avveniva era in contemporanea a ciò che ricordando e scrivo. Meravigliosi quei momenti, quando senti che un grosso cazzo ti sta entrando dentro al culo… è magia… e poesia! Anche e oserei dire fondamentale il modo con cui Alberto partecipava a questa mia prima penetrazione anale. Volgarmente inculata o scopata ma in quel momento, in questo momento che scrivo è ancora magia e poesia. Roteavo il sedere e Alberto accompagnava con il braccio il movimento del mio sedere verso il basso e che dopo che aveva lubrificato con la sua saliva era diventato più agevole ma non meno doloroso.

Alessandro in arte Alixia, sentivo le pareti del mio ano,

distendersi dal desiderio e nello stesso momento stringevano il cazzo che mi stava penetrando. Un sensazione dolorosa e piacevole, dolce e violenta. Questo binomio contrapposto di sensazioni mi invitava a desiderare ancora di più tutto il cazzo, in tutta la sua lunghezza dentro al culo. A volte ho pensato alle sensazioni che provava Alberto. Fondamentalmente scopava fighe e quindi la figa è molto più elastica e quindi più agevole. Mentre un culo no, il culo penetrato reagisce con la forza dei muscoli che circondano l’ano a stringere e come se stessi soffocando il cazzo di Alberto. Quindi gli facevo male con il mio culo stretto? Me lo sono chiesto.

Forse un pensiero stupido, penso che è più gradevole,

per il cazzo essere stretto dai muscoli dell’ano, piuttosto che entrare e uscire agevolmente in una figa. O entrambi i modi, per un maschio è la stessa sensazione? Fatto sta che a me piaceva molto. Se anche Alberto si impegnava delicatamente in questa penetrazione, piaceva anche a lui. Sentirsi il cazzo avvolto, stretto… nei muscoli delle pareti del mio ano, sarà stato piacevole anche per lui. Lo penso perché nulla era fatto a caso, se roteavo il sedere e si guadagnava qualche millimetro nell’avanzamento e il cazzo entrava nella stessa misura e contemporaneamente il braccio destro di Alberto accompagna e accarezzava la mia schiena e fondo schiena. Le mie braccia strette intorno al suo torace, le nostre lingue che si scrutavano… Era tutto in unisono.

Alessandro in arte Alixia, ero pronta a prendermi tutto il cazzo,

di Alberto, non è che non ero convinta ma un po di timore c’era ma svanito perché era molto dolce e affettuoso e questo mi dava sicurezza e determinazione. Volevo a tutti i costi che grosso cazzo tutto nel mio culo, abbracciai forte Alberto e cominciai a dimenarmi con il culo con più leggerezza e decisione, incoraggiata dalle sue braccia che mi stringevano forte. Mi spinsi in giù, più velocemente e insieme a un forte dolore sentii il mio culo pieno… piena dal suo cazzo… Alberto mi strinse forte ma non fece più di tanto nei movimento di spinta all’insù. “Alixia, ci siamo… ancora un po’ e mi avrai tutto e ti avrò tutta. Desidero questo quanto lo desideri tu”.

Vero, tutto vero ci desideravamo entrambi.

Alberto raccolse ancora un po di saliva dalla sua bocca e con le dita la porto al mio ano e al suo cazzo, massaggiandolo. Penso che mancava veramente poco, infatti anche io mi sporsi all’indietro e con la mano toccai e accarezzai il cazzo… era durissimo, caldissimo, mi resi anche conto che erano rimasti fuori dal culo ancora diversi centimetri, ma non mi spaventavano, anzi… Ero talmente decisa e convinta che dissi ad Alberto: “Amore, ti voglio, ti desidero molto… voglio essere completamente tua”. Prese la mia testa fra le mani, mi guardo negli occhi, diede un bacio sulle labbra e mi disse: “Si Alixia, anche io ti desidero e molto… ti voglio tutta”.

Alessandro in arte Alixia, i suoi occhi erano due stelle in una notte estiva,

il suo sguardo era dolce, comprensivo e nello stesso tempo desiderosi di avermi. A quel punto capii che dovevo far avanzare il suo cazzo dentro di me… Aiutata dalla sua ultima lubrificazione, roteai delicatamente il sedere e mi spinsi giù con più determinazione, accompagnata dalle mani di Alberto che mi reggevano i fianchi… Sentii dolore si ma anche un brivido di piacere lungo la schiena e nella mia mente, il mio corpo fremette e le mie parole furono: Siiii… siii… ancora… ancora… ti voglio… ti voglio tutto Alberto… ti voglio tutto dentro. “Amore ti accontenterò, mi accontenterò, ci accontenteremo alla grande”.

Alberto aveva capito il messaggio che gli avevo trasmesso,

verbalmente e fisicamente. Mi bacio appassionatamente e io come risposta mi spinsi giù totalmente e nello stesso momento lui diede un colpi di reni e mi spinge tutto il suo grosso cazzo in culo. Vidi le stelle, la luna, il sole… sentii un grosso dolore e nello stesso momento un grande piacere. Ebbi la forza, nonostante il dolore, o forse istintivamente strinsi il culo, quasi a strozzare il cazzo. Ad Alberto piacque molto ed emise un grosso gemito di piacere unisono al mio misto di dolore e piacere. Era fatta, ci ero riuscita, lo avevo tutto dentro di me… tutto tutto. “Si Amore, grazie di averti concessa, stringimi forte e baciami” Lo baciai appassionatamente.

Alessandro in arte Alixia, il mio ano estremamente allargato,

dal cazzo di Alberto gli facevo da anello stringente e sentivo i suoi peli che si erano mischiati ai miei dell’ano. Mi ero completamente adagiata, o meglio seduta su di lui, abbracciati e con il palo in culo, neanche il vento più forte ci avrebbe staccati. Una sensazione di sicurezza e piacere mi pervadeva. Alberto, capito che mi ero anche rilassata nelle sue braccia, con il bacino faceva dei movimenti rotatori e con le sue mani che afferravano i miei fianchi mi faceva roteare su di esso, in modo che il suo cazzo, mi rovistava nel culo e ne accarezzava le pareti. “Amore, sei mia e io sono tutto tuo… ohhh, ohhhh, come sei calda dentro”.

Alberto gli dissi: “Si, si, ohhh, ohhh, sono tua.

Sento il tuo cazzo rovente, sento la tua cappella che riesce a toccarmi fino in alto… è molto bello e vorrei che questa percezione e sensazione di benessere non finisse mai.. mai”. Con gran senso di realtà mi rispose: “Alixia, come tutte le cose hanno un inizio e una fine. Mi fa piacere che ti senti bene, anche io mi sento bene, ma voglio farti provare altre sensazioni più o meno belle, ma diverse e più forti. Sai ho capito la tua situazione e ho fatto in modo che dirigessi tu la penetrazione ma ora tocca a me dirigere il gioco. Sono stato fermo ad accoglierti, era giusto cosi. Il tuo corpo ha accettato il mio cazzo, il tuo buco e assestato e molto bene ma ora voglio campo libero, voglio darti darti di più…”

Alessandro in arte Alixia, io che non avevo molto esperienza,

capivo e non capivo le parole di Alberto ma di lui mi fidavo è stato… dolce, paziente, amorevole con me e non penso che volesse farmi del male. Forse voleva esprimersi meglio nel suo modo… Comunque accettai le parole di Alberto e gli dissi: “Si Amore, mi hai dato sensazioni e piacere immenso, ora tocca a te e sono sicura che vuoi darmi di più e anche io sono pronta a dartene. Io ero ancora appiccicata e abbracciata ad Alberto e già i quella posizione, comincio a muovere freneticamente il bacino verso l’alto e il suo cazzo mi dava dei colpi molto assestati e profondi che assestavo gradevolmente e che mi faceva vibrare tutto il corpo ma soprattutto un piacere cerebrale indescrivibile.

Alberto era un ragazzo forte e muscoloso,

con me in braccio si alzo dalla panchina, facendo in modo che il suo cazzo rimanesse nel mio culo. Cosi un piedi mi baciava con passione e forza, facendo mi sentire la sua amata e desiderata amante, visto che era fidanzato, ma non ero gelosa, perché sono convinta che gli ho dato più io che la sua ragazza. Rispettavo lui e la sua ragazza e desideravo che vivessero il loro mondo affettivo appieno e capivo che queste scappatelle di Alberto erano momenti di svago e passione istintiva e reale, poteva esprimersi in piena libertà è prendersi con dolcezza quello che la sua ragazza non voleva dargli o forse non sapeva dargli.

“Alixia, desidero far prende un po d’aria all’uccello…”,

quindi fece in modo di appoggiarmi in piedi sulla panchine e mi sentii svuotare del suo cazzo che per tutto il tempo era stato soffocato dentro mi me. Continuò a tenermi abbracciata e quindi sentivo il cazzo che mi premeva sull’addome. Anche il mio ano, rimase semi aperto per un po e sentivo quasi l’aria fresca che prendeva il posto del cazzo. Continuammo a baciarci, non riuscivamo a staccarci. Questa favolosa penetrazione mi aveva aperta non solo il culo ma forse un mondo, mi aveva dato forza, coraggio e da allora non sono più la ragazza timida introversa e che finalmente, dico finalmente potevo mandare in pensione il mio dildo.

Alessandro in arte Alixia: “Amore, sono stato tuo,

con molta calma e pazienza, ora voglio il mio spazio di gioco, un gioco porco e farmi sbizzarrire come maschio, mi hai molto eccitato nella lenta e dolce penetrazione ma ora desidero qualcosa di più movimentato, più intenso… animalesco”. Capivo i desideri di Alberto e l’avrei e lo fatto sbizzarrire in tutto e senza opporre resistenza, ormai il mio ano era pronto a tutto ed era giusto, che ora, Alberto liberasse, appieno, il suo istinto maschile e dominatore. Ormai ero i piedi anche io davanti a lui e non potevo non accarezzare e baciare quel cazzo e quelle palle che mi aveva dato tanto piacere… finalmente mi avevano reso femmina.

Mi girò, non con forza, ma con delicatezza,

mi fece appoggiare le mani sulla panchina, lui si accovacciò dietro di me e inizio a leccarmi e a baciarmi quella parte di corpo che aveva sofferto e goduto. Sentire la sua lingua là dove prima c’era il cazzo, mi dava un senso di benessere e piacere. Con le mani mi allargava il più possibile i glutei e sentivo la sua lingua come un pennello delicato che mi leccava dalla base delle mie palle, si soffermava al buco del culo, risalire fino in alto alla piega che divide i glutei e risalire ancora lungo le prime vertebre lombari. Indescrivibile la sensazione di piacere, l’unica cosa che posso dirvi e che vi consiglio di provare.

Alessandro in arte Alixia: Alberto da grande intenditore continuò,

questa pratica per alcuni mi minuti. In quella posizione abbassando la testa, potevo vedere bene il suo cazzo, gonfio, duro e assetato di piacere. Ad un certo punto si alzo dalla posizione in cui era, si mise dritto, mi afferro quasi con violenza i fianchi, mi teneva ferma, mi sentii appoggiare la sua grossa cappella sul mio ano, ormai non più vergine e con un colpo di reni forte lo fece entrare con violenza dentro di me, fino a sentire le palle che sbattevano sulle mie e la base del suo addome sbattere sui miei glutei e contemporaneamente lo sentii gemere di piacere. In un batter d’occhio mi riempi di nuovo il culo e lo accolsi con molto piacere e mi venne spontaneo gemere e dire: “Si Alberto sono tua… usami, prendimi che piace a te… sono pronta a tutto”.

“Si certo amore voglio scaricarti dentro tutta la mia passione,

forza e desideri repressi, visto che quella stronza il culo non me lo da…”, “Si il mio culo è tutto tuo, usato, sfondalo violentemente, libera il tuo istinto di maschio, fammi male…, sii te te stesso, scopami forte, non ti porro resistenza”. Mi reggeva dai fianchi con le sue mani, si accasciava su di me spingendo con forza, si rialzava, mi lasciva i fianchi, cominciò a sculacciarmi prima piano e poi forte, fino a farmi male. Nel bosco di notte si sentiva solo il rumore dei suo schiaffi ai miei glutei… io gemevo di dolore e piacere, finalmente potevo vedere un maschio agire liberamente di esprimere i suoi istinti.

Alessandro in arte Alixia: É favoloso ragazzi, sentivo tutta la forza del suo cazzo,

sbattere liberamente dentro di me. Le sue palle sbattevano sulle mie e mi diceva “Alixia sei la mia troia, la mia troietta docile e obbediente…”Ohhh si, ohhh si… Alberto sono la tua troia, voglio essere la tua troia, ti desidero cosi, forte e violento, determinato, voglio che mi fai quello che ti piace… usami, sfondami, sbattimi il tuo cazzone dentro, non ho più barriere… son e voglio essere troia… la tua troia…”. “ Siiì… siii… amore cosi ti voglio, arrendevole e docile, desiderosa… godo di più quando ti sento che mi vuoi, che mi desideri, quando gusti il mio uccello volare liberante dentro di te… siii, siii, cosi”.

Sentivo che la sua cappella turgida che mi sbatteva,

sulle pareti delle mie viscere, sentivo l’asta del cazzo che mi scivolava energicamente sulle pareti del mio ano, sentivo il dolore delle sculacciate sui miei glutei, sentivo l’istinto liberatorio di Alberto nel pieno della sua libertà. Finalmente vedevo e sentivo veramente chi era Alberto. Perché con il soffocone (nella mia prima parte del racconto) aveva lasciato fare tutto a me come anche la prima penetrazione, perché sapeva che per me era la prima volta prendevo un cazzo vero di un maschio vero in carne e ossa. Che fino a quella sera, la mia bocca e il culo aveva preso solo ed esclusivamente un dildo di plastica.

Alessandro in arte Alixia: una scopata energica,

forte, potente, liberatoria mi faceva sentire, la femmina che era in me e che mai ero riuscita ad esserlo. Ero al settimo cielo e non potevo non farglielo capire e dirglielo. “Alberto, scopami, scopami forte, fammi male… sono la tua troia e sono felice di esserlo. Ti voglio… ti desidero, desidero il tuo cazzo duro e violento… “ Si brava Alixia, cosi ti voglio… ti voglio desiderosa e felice di sentirmi dentro, di farti sbattere come una troia… come una troia affamata di cazzo… del mio cazzo. Voglio renderti femmina, la mia femmina… la mia troia. Si Alberto sono tua… tutta tua, ti desidero, ti voglio… voglio essere tua, la tua femmina.

Il rumore del cazzo che sbatteva nel mio culo,

il rumore delle sculacciate, il rumore delle palle di Alberto che sbattevano sulle mie, le nostre parole di incitamento reciproco, il desiderio mentale di quella, intensa, forte scopata, creava un’armonia, una musica… i rumori, le parole, i pensieri erano unisoni. Il desiderio era forte di darci reciprocamente senza limiti e inibizioni. La mia prima scopata, forse sarà anche la più bella, perché non c’erano implicazioni sentimentali, era sesso, puro sesso, pura carnalità. Perché distinguo l’amore dal sesso e il sesso fatto con amore: Io amo il sesso carnale. Intanto Alberto dava sfogo ai suoi istinti di maschio forte e cazzuto su di me aspirante femmina e da quella sera, realmente femmina a tutti gli effetti, almeno quando mi faccio scopare. Quando sono Alessandro, comunque, solo e solo mentalmente mi sento femmina, anche se fisicamente non lo sono.

Alessandro in arte Alixia: sentire i colpi di cazzo in culo di Alberto,

mi inebriavano i pensieri e devo dire che i colpi riflettevano anche sulle mie ginocchia che erano poggiate sulla panchina e che mi portava dolore. Tutto questo era niente rispetto al piacere che provavo, lo incitavo a scoparmi più forte e ad ogni colpo di cazzo ben assestato in culo corrispondeva al male alle ginocchia e a un gemito di piacere ma era più piacere. Ahh… ahhh si Alberto, lo voglio ancora, scopami forte: “Si troia, siiiii troiettaaaa… dimmelo, chiedimelo…” mi rispondeva. Mi aveva detto che voleva essere desiderato, che si eccitava e mi eccitava, che poi, scopava con più foga e passione.

Il ritmo di pompaggio di Alberto si era fatto più veloce,

percepivo che stava al culmine della lunga cavalcata. Allungai la mano in direzione del mio culo per toccare con le dita il suo cazzo duro e massaggiargli le palle era meraviglioso sentirlo e toccarlo, gli ho accarezzato anche le sue cosce forti e pelose, peccato che era notte, altrimenti avrei goduto anche con gli occhi. Sentivo, anche, il respiro di Alberto si era fatto più frequente e affannoso chiaro segno che stava raggiungendo l’apice dell’orgasmo e che avrei voluto farmi sborrare in bocca e in faccia e sentire i goccioloni di sperma che sarebbero schizzati dalla cappella. Infatti dopo qualche minuto mi chiese…

Alessandro in arte Alixia: mi chiese: “Amore dove vuoi che sborro?

Sto per sborrare… scegli tu decidi tu…”. Visto che con il soffocone non avevo sentito il sapore della sborra, perché mi aveva sborrato direttamente nell’esofago, gli risposi che volevo berlo e assaggiare. “Ok, amore si…. Ohhhh, mi piace, voglio che bevi direttamente dal cazzo… voglio che non ne disperdi neanche una goccia.” Si volevo sentire l’odore, il sapore, volevo bermelo, anche come segno di apprezzamento e di gradimento di tutto di lui. Sentivo il cazzo gonfiarsi, era durissimo. Stava raggiungendo il massimo del piacere e non volevo farmi trovare impreparata… “Appena tiro fuori il cazzo girati verso di me… “, “Si amore gli dissi”.

Da li a qualche minuto smise di pompare,

tirò fuori il cazzo dal mio culetto dolorante ma soddisfatto e dalla posizione a pecorina mi sono seduta sulla panchina. Continuò con la sua mano il ritmo, segandosi, gli avvolsi le palle in una mano e l’altra la intrufolai sul suo sedere per spingerlo a me. “Si amore brava, stringimi le palle… ohoooo uhuuuu…. Apri la bocca amore si cosi leccami la cappella mentre continuo a segarmi…. Meravigliosa Alixia…. Siii ecco ecco…”. Gli leccai la cappella con molto gusto e delicatezza in attesa di ricevere il frutto della sua passione. Dopo tutto quello che avevamo fatto lo sentivo stracarico e pronto a schizzarmi…

Alessandro in arte Alixia: “Alixia. Alixia….

Ohoooo… si…. Bevi… bevimi… amore bevimi tutto” Irrigidì il corpo si spinse in avanti… sentiii crema calda e densa che mi schizza in bocca… meraviglioso! Non finiva mai di schizzare, saranno stati 7/8 grossi schizzi di sperma che inondarono la mia bocca e il mio viso… sentivo il calore, il sapore, l’odore. Verso la fine si curvo su di me, e venne automatico che il suo cazzo i entro in bocca, mentre mi accarezzava la schiena fino ad arrivare con le mani ai miei glutei. Una sensazione incantevole. Per la prima volta nella mia vita, avevo avuto un maschio che mi ha fatto assaporare che significa essere femmina… mi ha reso femmina. Incantevole bere da un cazzo e sentire che spruzzi di sborra ti inondano la bocca e il viso.

E’ stato bello conoscere Alberto,

un ragazzo bello, a modo e che ama il sesso, come sesso. Mi ha fatto provare sensazioni stellari… Dolce… porco… paziente, violento a modo giusto. Grazie a questa notte estiva, al mio coraggio di uscire finalmente allo scoperto, espormi e sono stata fortunata. Alberto aveva terminato di schizzare e il suo cazzo era ancora duro, me lo tenevo in bocca… per non perderlo. Lui continuava ad accarezzarmi la schiena e il sedere… Una notte fantastica che ricorderò per tutta la vita… per la prima volta non potevo chiedere di più. Alberto si mise si raddrizzo in piedi, mi prese la testa fra le mani, io ancora con il cazzo in bocca che piano piano si stava ammosciando…

“Alixia, stanotte mi hai regalato una bellissima notte…

mi ero allontanato dal campeggio per fare due passi in solitudine e mai avrei pensato d’incontrare qualcuno e soprattutto incontrare una travestita che mi ha fatto vivere sensazioni sessuali, tremendamente, intense, forti, coinvolgenti e sconvolgenti… Grazie a te gli dissi, anche io sono venuta qui per caso, ho violentato la mia timidezza e resistenza ma ne è valsa, veramente la pena incontrarti. Il cazzo di Alberto, si era ammosciato ma tenerlo ancora in bocca, mi riempiva la bocca e la mente di piacere. Desideravo che la notte non sarebbe finita mai…

Alberto guardo il cellulare e mi disse: “sono le quattro e trenta…”

Si era venuta l’ora di lasciarci, prima che qualche mattiniero ci avrebbe visti. Continuò: “”Io sono in vacanza e starò qui al campeggio ancora per 10 giorni, se ti va potremmo ancora vederci… più o meno la stessa ora di ieri sera…” Certo che lo voglio amore. Ci scambiammo il numero e ci siamo promessi che già la sera dopo ci saremmo rivisti. Ci siamo rivestiti, ho dato un ultimo bacino al cazzo moscio di Alberto. Un caldo abbraccio forte e con calore…Non sapevamo che la notte stava oer finire e le sere per vedersi erano appena iniziati, almeno per il periodo di vacanza di Alberto. Ci dicemmo con rammarico “Grazie e buona notte…” che sarebbe stato meglio dirci buon giorno.

Alessandro in arte Alixia: ci mollammo dall’abbraccio,

rimanendo mano nella mano, io mi sono seduta e Alberto si incammino nella direzione da dove era venuto… A mala pena si staccarono anche le mani… Alberto si avvio e prima di perderlo di vista si volto ancora indietro… ormai era alba vedevo la sua sagoma andare via… Io rimasi seduta ancora per un po sulla panchina, quella panchina, quell’angolo di bosco in riva al lago che mi aveva regalato una notte indimenticabile e che avevo donato me stessa ad uno sconosciuto. Quella notte d’estate che mi trasformo da Alessandro o Alixia virtuale ad Alixia reale. Ci incontrammo quasi tutte le sere e ognuno desiderava l’altro immensamente. Ci siamo regalato tantissimo…


“2.a Parte: Autore: Alixia


Alessandro in arte alixia

Immagine di freepic.diller su Freepik


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